Don Marco Farina

GUARITA DA TUMORE AGGRESSIVO E RARO!

               All’inizio del mese di maggio del 2005 mia madre, 60 anni poco prima compiuti, mi confido’ di avere delle perdite ematiche genitali. In seguito a ciò fissai una visita ginecologica. Normalmente ci si impiega 8-10 gg, invece, chiamata la dottoressa di mercoledì, ci fissò la visita per il giorno seguente. Il perché di tanta urgenza lo capimmo dopo.  La dottoressa non ci vide molto chiaro e prenotò subito una isteroscopia (cioè una esplorazione visiva della cavità intrauterina mediante isteroscopio) da farsi in day-hospital ed in anestesia locale per la settimana dopo. Arrivato il giorno dell’esame andai a prendere mia madre e la portai in ospedale. Durante il tragitto mi raccontò di un sogno che aveva fatto qualche tempo prima che si accorgesse delle perdite: lei si trovava nel letto di ospedale ed era assistita in modo molto amorevole da suo padre, passato a miglior vita tre anni prima; in particolare ricordava che, mentre stava sdraiata su un fianco con la spalla scoperta, si lamentava per il freddo. Il padre allora la copriva e le allisciava la coperta in modo molto protettivo. In realtà mio nonno la “coprì” da qualcosa di molto più terribile e drammatico. Arrivammo in ospedale e dopo i preparativi arrivò il momento di entrare in sala operatoria. Il tutto si sarebbe dovuto svolgere in poco tempo, ma così non fu. Quando uscirono i medici erano a dir poco sconvolti per ciò che avevano visto. Subito ci dissero (nel frattempo erano arrivati anche mio padre e mio fratello) che non sapevano di che cosa si trattasse, ma di una cosa erano certi: era UN TUMORE MALIGNO e, sottolinearono, “ben maligno!” Ci crollò il mondo addosso, i medici ci raccomandarono di non dire nulla a nostra madre, almeno fino a quando non avrebbero saputo con che cosa avevamo a che fare. Era il 16 maggio e dopo sette giorni di strazio la dottoressa ci chiamò d’urgenza in clinica. Prima di andare (era il 22 maggio, giorno dedicato a santa Rita) sentii il bisogno di andare dal parroco e confidargli tutto il dolore che avevo dentro per ciò che stava accadendo. Chiesi una preghiera per mia madre e lui mi confortò e mi rassicurò.  La dottoressa ci lesse la prima risposta all’esame istopatologico: si parlava di “cellule ad alto grado di malignità suggestiva per processo linfoproliferativo”. Queste cellule poi non appartenevano all’organo dove erano state prelevate e questo voleva dire che il tumore maligno proveniva da un altro organo, che altri organi erano interessati nel tumore o che vi fossero più tumori in atto.  La cosa tragica era che il tumore si riproduceva in maniera “suggestiva”. Iniziarono così per noi giorni più bui del buio e più neri del nero, tutto sempre all’insaputa di nostra madre. Abbiamo preso la nostra croce e ce la siamo messa sulle spalle, con coraggio e con fede. Sicuramente nostro nonno è stato un canale di intercessione  importantissimo per arrivare al Cuore di Gesù. Seguirono due settimane di fuoco, l’urgenza di una TAC total body, il primo viaggio a Milano, il primo appuntamento con l’ematologo a Pescara perché nel frattempo era arrivata la seconda risposta istopatologia che diceva che le cellule prelevate dall’utero di mia madre assomigliavano più a cellule del sangue, senza saper dire molto di più. Intanto decisi di portare mia madre a Loreto con un pellegrinaggio parrocchiale ; in seguito al pellegrinaggio Macerata-Loreto affidai alla Vergine Maria una preghiera per iscritto; essa venne messa insieme a tante altre e ne venne fatto un grande falò. Nel frattempo accennammo per la prima volta a nostra madre della sua malattia, era molto importante la sua reazione e il suo stato psicologico perché in questi momenti con un suo crollo sarebbe stata la fine. Cominciammo a recitare il rosario con lei e per lei tutte le sere nelle nostre case, chiedevamo preghiere a tutti soprattutto in parrocchia dove si prega tutti i giorni per i malati, partecipammo più volte al’incontro di preghiera mensile al Palazzetto dello sport a Martinsicuro. Arrivò la diagnosi finale da Roma, l’esito fu tragico: linfoma maligno Hodgkin a grandi cellule di fenotipo B. Solo dopo il primo viaggio a Milano , preceduto da una visita al parroco, durante la quale le diede una benedizione, l’unzione degli infermi e tanto conforto, sapemmo da un noto professore che in 25 anni di lavoro gli erano capitati da tutta Italia solo 6 casi di questo tumore. Questo è il motivo per cui dalle nostre parti non ci avevano saputo dire cosa fare. I medici di Milano stabilirono la terapia insieme agli ematologi di Pescara: 4 cicli di chemioterapia, diventati 6 in seguito dato che la malattia era arrivata al midollo osseo. Il tumore era al quarto stadio cioè all’ultimo. La terapia stabiliva una PET-TAC da fare a Macerata e infine l’intervento a Milano. Intanto la nostra croce diventava sempre più pesante , ma al tempo stesso come aumentava il suo peso aumentavano anche le nostre forze per portarla. Inutile ricordare tutti gli effetti collaterali della chemio e il dolore che abbiamo provato quando abbiamo visto nostra madre sdraiata sul lettino con le braccia forate dagli aghi. In tutti questi mesi però non ho mai visto mia madre scoraggiata, abbattuta o arrabbiata, ma ha affrontato tutto con dignità, coraggio e soprattutto con tanta Fede. La terapia continuò con la biopsia osteomidollare e infine l’intervento chirurgico a Milano. Il giorno prima di partire portai mia madre dal parroco che pregò su di lei impartendole nuovamente l’unzione degli infermi. Chiedemmo anche l’intercessione di mio nonno e della Madonna. Una volta a Milano, effettuate le analisi previe all’intervento, il professore ci convocò e con le risposte delle analisi in mano disse con stupore che NON C’ERA PIU’ TRACCIA DI TUMORE MALIGNO ma consigliava di effettuare lo stesso l’intervento per prudenza. Successivamente all’intervento  arrivarono le risposte di tutte le biopsie, degli esami istopatologici e citologici che confermavano la remissione completa della malattia!!!

             Ormai è passato piùdi un anno e mia madre, ringraziando il Signore, sta bene: è tornata a sorridere e a vivere. Spero che la sua testimonianza possa essere di aiuto a quanti sono nella sofferenza e stanno lottando contro il male. Mia madre dice sempre che anche quando davanti vedi solo il buio piano piano arriva uno spiraglio di luce, poi un altro e alla fine LA LUCE PIENA VINCE SEMPRE SULLE TENEBRE!!!