Don Marco Farina

          “Hall of fame” (letteralmente = sala della fama, o meglio Arca di Gloria): questa espressione indica un gruppo di persone che si sono distinte per meriti particolari nelle discipline sportive, nelle scienze, in attività umanitarie etc.alle quali si intende dare un tributo pubblico. Nella “Hall of Fame”di casa nostra abbiamo inserito persone che pur non essendo guarite nel corpo dalle loro malattie, hanno fatto meravigliosi cammini di fede. Ora la loro storia è di esempio per noi tutti. Così Gianluca e Gina di Alba Adriatica, Marco di S. Nicolò a Tordino, Nicoletta di Recanati, Manuela di S. Benedetto del Tronto ed altri. Essi hanno vissuto la loro fedeltà e la loro missione per il Signore in situazioni di estrema sofferenza del corpo, là dove è molto difficile lodare Dio per il suo amore nei nostri confronti.

       Alla nostra “Hall of Fame” dobbiamo aggiungere Mario Poliandri, nato a Martinsicuro 56 anni fa, pescatore, nato al Cielo sabato 29 gennaio scorso. Conosco Mario dal 1993 e quello che dico del suo cammino spirituale lo dico perché lo ho riscontrato di persona. Sposato con Diana Vagnoni e padre di due figli, Francesco e Nausicaa, Mario ha fatto il mestiere di famiglia, il pescatore, sin da quando aveva 14 anni. Ha trascorso più tempo della sua vita sopra l’acqua che sulla terraferma. Quando diventai parroco di San Giovanni di Colonnella Mario cominciò a partecipare con la famiglia a tutte le iniziative parrocchiali, nessuna esclusa. Ricordo quando con stupore lo vedevo prendere parte alla catechesi biblica settimanale il venerdì sera: veniva anche se era tornato giovedì notte dalla settimana di pesca (in mare si dorme 2-3 ore a notte e per di più con un occhio sempre aperto) e faceva battaglia col sonno e la stanchezza per stare attento alla spiegazionedella Bibbia. Ricordo la sua gioia nel sentire che Gesù quando scelse i suoi primi 4 discepoli non scelse nessuna persona importante del suo tempo, ma scelse 4 pescatori, e che uno di questi, il futuro primo Papa, era sposato. Dopo anni di varie vicissitudini e di lotte spirituali cominciò per Mario l’esperienza della malattia e del dolore del corpo. Mario ha vissuto tutto l’impatto umano con esso e tutta la risposta della Potenza divina ad esso. Le sue ultime e più tremende tappe sono state: la battaglia con la cirrosi epatica, vinta, oltre alle cure umane, con una guarigione-liberazione stupenda del Signore Gesù; la battaglia con un tumore maligno retro-faringeo ed infine la battaglia con un tumore maligno al cervello. Per il primo devastante tumore è stato curato al Policlinico Gemelli di Roma, dove ha fatto in tanti ricoveri tutti i cicli di chemioediradioterapia previsti. Lo hanno seguito per l’assistenza la moglie e l’affetto dimostrato con tante visite e preghiere di fratelli di fede e di amici. La battaglia contro questo tumore è stata una marcia trionfale: Mario ha retto magnificamente bene i cicli di chemio e soprattutto quelli delle radioterapie, senza riportare grosse conseguenze negative. Nel frattempo Mario imparò ad affidarsi completamente alla volontà di Dio: “…. Sia fatta la tua volontà … Gesù sono nelle tue mani” Pregando così Mario aveva avuto la grazia di superare la paura della malattia e del futuro e si sentiva sereno e pronto a tutto. Tutti pregavamo per la sua guarigione e da parte sua Mario aveva ricevuto il sacramento dell’Unzione degli Infermi. Quando fece le analisi e la visita per verificare l’esito della cura i dottori furono strabiliati: la massa tumorale retrofaringea era completamente scomparsa e non c’era più traccia di alcuna cellula tumorale nel suo corpo! I dottori stessi del Gemelli dissero a Mario e a Diana di ringraziare Dio per il meraviglioso esito della cura. Così Mario ha testimoniato in pubblico ed in privato più volte l’opera di Dio su di lui e noi abbiamo lodato Dio perla sua infinita Potenza contro i mali incurabili e mortali. Dopo alcuni mesi si è presentato un altro tumore, questa volta con sede nel cervello, che gli ha causato più volte sofferenze fortissime, al limite della sopportabilità umana. Fiduciosi nella Potenza di Dio abbiamo tutti rimboccato le maniche per questa nuova battaglia pensando di vincerla nuovamente nel Signore. Ma non fu così. Da ispirazioni avute in preghiera e dai passi biblici ricevuti per lui si stava delineando una nuova realtà. Il passo biblico più esplicito di tutti avuto dal Signore per Mario era Colossesi 1,24: “Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa”. Tutte le preghiere per la guarigione fisica in questa terza prova sono rimaste non ascoltate e si cominciava a delineare una nuova realtà. Mario nel frattempo stava facendo passi da gigante nelle cose di Dio. La carità ai poveri era stata una costante sempre presente nella sua vita, ma la sofferenza gliela fece crescere. Gli bastava vedere un bambino chiedere con lo slancio infantile ed ottenere subito dalla nonna ciò che le aveva chiesto per capire i nostri infiniti errorie mancanze di fede delle nostre preghiere e richieste a Dio. Gli bastava ripensare alle sofferenze patite dalla moglie già solo nell’ultimo anno per l’assistenza fattagli negli ospedali per esclamare: “Se mia moglie mi ama così tanto, Dio quanto più mi ama!” Così, quando andavamo a trovarlo per pregare a casa sua con il gruppo di preghiera, lo sentivamo dire: “Lode e gloria a Te, Gesù, ti amo Signore, grazie per il tuo amore, Tu sei grande, o mio Dio, alleluia….!” Chi di noi è arrivato a lodare Dio per l’amore che nutre per noi mentre il nostro corpo soffre terribilmente? Chi di noi resiste agli assalti del Maligno che attraverso il dolore vuole farci ribellare a Dio? Chi di noi ha raggiunto la fedeltà a Dio quando il suo piano per sconfiggere il male del mondo comprende anche il nostro sacrificio supremo? Mario ci è arrivato. Mario ha saputo fare battaglia con se stesso quando perse la vista (e non la riacquistò più) ed ha combattuto il suo desiderio naturale di vedere col fatto che conosceva una donna non-vedente da oltre venti anni che non si lamentava come lui del buio. La sua prova ha raggiunto il culmine con la perdita totale e definitiva dell’udito e della parola. Quale livello di sofferenza fisica e spirituale ha raggiunto lo sa solo lui e Gesù. Mario alla fine comunicava con il mondo esterno con una sola mano muovendo a volte le dita per indicare il suo desiderio di stringere un’altra mano, soprattutto quella della moglie. Alla fine, sabato mattina 29 gennaio, è nato al Cielo. Penso, e non penso di sbagliarmi, che in quel momento Gesù gli abbia detto: “Vieni, benedetto del Padre mio, ricevi in eredità il regno preparato per te fin dalla fondazione del mondo!”(Mt 25,34).