Don Marco Farina

Don Marco: “Il 17 marzo del 2014 nasceva al Cielo Nicolas Bartolini. I ragazzi del coro, tutti voi l’avete conosciuto in questi incontri di preghiera. Siamo anche andati a trovarlo al Salesi, nell’ultimo ricovero. Per Nicolas hanno pregato migliaia e migliaia di persone, con tanta fede. La sua è stata una storia meravigliosa ed oggi noi abbiamo la grazia di avere qui i suoi genitori: Serena e Matteo, che ci racconteranno qualche cosa della sua vita e il motivo per cui Nicolas è al centro di quelle foto là sull’altare. Premetto che tutto lo staff della nostra parrocchia, impegnato nella preghiera di guarigione di Nicolas, si è scontrato con un mistero che apparentemente sembra il contrario della guarigione fisica e invece si è rivelato una delle cose più alte, più belle, più grandi fatte dal Signore su un bambino malato. Nicolas noi l’abbiamo conosciuto già malato, gonfio a causa della malattia e delle cure, ma guardate in questa foto quanto era bello già nel corpo. Adesso in cielo, dove la bellezza fisica è una infinitesima parte paragonata alla bellezza spirituale, sarà proprio bellissimo. Bellissimo perché è un anima bella che ha vissuto per amore. Ecco, allora raccontateci la storia di Nicolas”.

 

Serena: “Noi in genere quando raccontiamo la sua storia facciamo riferimento a un episodio, che pensiamo sia il fulcro di tutto. E’ successo quando Nicolas già era malato e noi non lo sapevamo. Nicolas aveva 5 anni, quando gli fu diagnosticato un tumore inoperabile al cervello. Nicolas era stato sempre un bambino sanissimo, gioioso, ha vissuto nell’amore sempre, in ogni suo gesto. Era già particolare, lo dicevano tutte le persone. Per noi genitori era già un bambino particolare, ma gli altri dicevano che era proprio un bambino dai gesti amorevoli e lo chiamavano: il bambino dalla risata contagiosa perché era sempre pieno di gioia….

 

Matteo: “Un giorno d’agosto (ecco l’episodio …) era fuori con mia madre a giocare. Io e Sere lavoravamo. Nicolas ha fermato mia mamma, l’ha presa per mano e ha detto: ‘Io voglio aiutare Gesù a togliersi quei chiodi! …”. 

 

Don Marco: “Attenzione tutti, ricordiamoci bene queste parole: io voglio aiutare Gesù a togliersi quei chiodi!”

 

Serena: “… Perché almeno non soffre più! E’ così quello che ci ha raccontato mia suocera”

 

Don Marco: “Aveva 4 o 5 anni?”

 

Serena: “5 anni”

 

Don Marco: “Ecco il punto importante: come fa un bambino di 5 anni a avere dentro di sé questo desiderio? Questo già fa capire come lo Spirito del Signore stava lavorando nell’anima di questo bambino”

 

Serena: “Adesso a ritroso, ripensando, abbiamo vissuto delle scene particolari. Dopo aver detto questa frase, una volta Nico ci chiamò di notte: diceva che c’era qualcuno e diceva di aver paura. Ci chiamava spesso ma non riusciva a dirci bene chi era e cosa gli diceva. Questa cosa è andata avanti per diverso tempo. Eravamo intorno a settembre - ottobre, dopodichè il 15 novembre l’accompagnai ai soliti allenamenti di basket e Nicolas cadde a terra, così improvvisamente, e da lì al pronto soccorso, poi la tac e subito ci dissero che aveva questo tumore, inoperabile, e che avrebbe avuto l’1% di probabilità di sopravvivere. Disperazione totale, tanta gente a dirci di non fermarci alla diagnosi dell’ospedale di Ancona ma di andare fuori ... vivevamo nel pieno caos, completamente”.

 

Matteo: “C’è anche da dire che nel frattempo noi, o meglio io, per mia colpa, avevo portato Serena da un mago, da un pranoterapeuta e da lì anche da un altro. Erano già più o meno 7-8 anni che andavamo da queste persone. Lui ci disse: ‘State tranquilli, è tutto falso, a voi non vi toccherà mai nessuno, Nicolas guarirà, non c’è problema! Invece di lì a poco queste persone non si sono fatte più vedere, sono sparite: si sono sentiti impotenti e impossibilitati ad affrontare questo caso. L’unica strada rimastaci da intraprendere fu quella del Signore. Oggi sappiamo che un’altra strada non c’è. Ma allora andavamo a messa qualche volta, magari quando d’estate c’era da andare al mare. La nostra era un fede molto leggera, però Nicolas ci ha riportato sulla strada giusta, spingendoci spesso anche a pregare”.

 

Serena: “Sì, tutto è iniziato da una telefonata di un nostro amico: ci ha detto se volevamo andare a vari incontri di preghiera, tra cui il rosario a casa di una ragazza che prega per i bambini, e io ho pensato: Ok proviamo! Ma noi non avevamo mai recitato un rosario, e quando siamo andati Matteo mi disse: ‘Ma dove m’hai portato? Avevo temuto anche di dirglielo perché pensavo che sicuramente non sarebbe venuto e invece mi ha detto subito di sì, andiamo e ci troviamo a casa di questa ragazza, a un certo punto lei mi guarda e si commuove dicendo: “Serena non sai quanto ho pregato affinché tu venissi a casa mia!” perché loro sapevano già di Nicolas dai giornali e dalle persone. Loro stavano organizzando un pellegrinaggio a Medjugorje, e noi volevamo proprio andare, ma non c’erano più posti liberi. Questi tre posti pochi giorni prima di partire si sono liberati. Questo è stato il nostro primo viaggio, poi di lì abbiamo proprio cominciato il nostro percorso di fede. Quindi Gesù ci ha fatto incontrare tantissimi fratelli; abbiamo fatto tanti pellegrinaggi, abbiamo conosciuto don Marco, siamo andati ad Avellino, in tanti posti e in qualsiasi posto si vedeva Nicolas che aveva proprio una predisposizione alla preghiera, nel frattempo avevamo fatto anche le cure: radioterapie e chemioterapie e sembrava che le cose andassero un po’ meglio. Poi invece verso metà aprile ha ricominciato a dare segni di sbandamento e abbiamo capito che c’era stata un peggioramento improvviso, andiamo dal radiologo e gli chiesi più o meno un tempo … e lui mi disse: possono essere due mesi, o solo due giorni...”

 

Matteo: “La malattia è iniziata a novembre: da novembre 2012, eravamo ad aprile 2013”.

 

Serena: “Allora un nostro amico ci dice: perché non gli fate fare la Comunione e la Cresima? Diciamo sì e in pochissimi giorni si è organizzato tutto”.

 

Don Marco: “Per fare la Cresima c’è voluta l’autorizzazione del Vescovo”

 

Serena: Sì, noi l’abbiamo chiesta e il Vescovo ce l’ha data senza problemi ed è andato tutto bene. Gli abbiamo fatto fare tutti questi sacramenti ed io in particolare mi ricordo questo episodio, perché finita la cerimonia (abbiamo fatto un cerimonia ed una festicciola tra noi, tra amici che stavano condividendo il nostro percorso) mi ricordo che all’ultimo canto Nico si gira verso di me e mi dice: Grazie mamma! Io quel Grazie l’ho sentito proprio come riconoscenza per quello che lui aveva sperimentato. Era un grazie particolare, un grazie proprio sentito. Da quella volta è cominciata la meraviglia: Nicolas cominciò a parlare del Cielo apertamente, con tanti episodi bellissimi del Paradiso. La prima cosa che ci disse dopo una cena fu questa, chiamò mia sorella e le disse: ‘Sai zia, io sento gli angeli che mi cantano nelle orecchie e sento delle belle musiche di violino! Poi mia sorella venne a raccontarcelo. Noi lì per lì eravamo un po’ sconvolti, ma questa fu solo la prima di una lunga serie. La sera stessa, andando in macchina, Nico cominciò a perdendo l’uso della parte sinistra”.

 

Matteo: “Praticamente lui aveva tutta la parte sinistra bloccata ed ero io che lo tiravo su, perché la massa che aveva sul cervello si stava allargando e gli stava paralizzando tutta la parte sinistra, braccio, gamba, bocca, e anche all’orecchio sinistro non sentiva più”.

 

Serena: “Quella sera stavamo tornando a casa, io e Matteo parlavamo e a un certo punto io con la coda dell’occhio vedo che Nico si rialza improvvisamente e sentiamo dire: ‘Grazie Signore!’ alchè mi giro e dico: ‘Nico … come grazie Signore?’ Sì mamma perché io ho sentito una mano dietro la mia schiena che mi ha aiutato a tirarmi su. Noi non sapevamo che dire…”.

 

Matteo: “Poi mi è venuto in mente di fargli una domanda e allora gli ho chiesto: Nicolas, perché? Gesù dov’è? E lui mi ha risposto: ‘E’ seduto qui vicino a me! Io con la macchina per poco non andai fuori strada … questa non è una cosa che si sente tutti i giorni...” 

 

Don Marco: “Lui lo vedeva, per lui era normale”

 

Serena: “Sì, lui ce l’ha detto naturalmente. E un altro episodio bellissimo è successo il giorno della Prima Comunione. Una signora come regalo aveva donato a Nicolas un angioletto con una lettera, questo regalo era da parte della mamma di una ragazza che si chiamava Debora che era morta pochi mesi prima. Noi la conoscevamo perché lei pregava per noi e noi per lei durante la sua malattia. Un mio amico mi ha dato questo regalo, io gli ho chiesto se aveva una foto di questa ragazza. Lui ce l’aveva dietro quindi me l’ha data. Qualche sera dopo io ero nel letto con Nicolas, metto questa foto affianco a lui mentre stava riposando tipo santino. Io stavo guardando la televisione, nel frattempo Nico s’era svegliato e guardava questa foto e la guardava come se cercasse di ricordare qualcosa. A un certo punto sento che dice: ’Ah ecco chi è! Mamma, io questa la conosco, sì, questa è la cantante! E’ quella che canta su nel coro da Gesù!“.

 

Matteo: “Alchè io ho chiesto a Serena se questa ragazza cantava e lei mi ha risposto che non lo sapeva. Abbiamo chiesto agli amici ma nessuno sapeva se lei cantava, allora abbiamo pensato di sentire direttamente la mamma per toglierci questo dubbio. Infatti quando Serena l’ha detto alla mamma lei si è messa a piangere per mezz’ora, perché nessuno sapeva che questa ragazza cantava perché il marito non voleva che si sapesse e poiché erano in rotta l’aveva obbligata a non dirlo infatti neanche gli amici più stretti lo sapevano. Lo sapevano solo Nicolas e la madre, e soprattutto questa madre era stata tanto felice perché grazie a Nico aveva saputo che sua figlia era in Paradiso. La mamma aveva capito soprattutto che la figlia non era morta ma era vivente in Paradiso, e che stava bene. Infatti lei ogni volta che ci vede ci ringrazia perché questa cosa che le ha ridato la vita, anche se non ha più sua figlia vicino“.

 

Serena: “Poi Nico ha dato messaggi un po’a tutti noi, ad esempio a suo zio. Un giorno stavano a casa lui e la moglie e parlavano della Madonna, chiedendosi se fosse viva o morta, sul come fosse andata in Cielo, e parlavano tra loro in maniera scettica. Premesso che loro abitano nell’appartamento sopra di noi, ma noi non abitavamo più lì da tempo perché Nico non riusciva più a fare le scale e allora ci eravamo trasferiti da mia suocera. Il giorno dopo mia cognata va a prendere la figlia da mia suocera e lì c’era anche Nico. Appena Nicolas vede la zia le dice: ‘Ciao zia, sai che la Madonna non è morta?’ Alchè lei lì per lì non ci ripensò e gli disse solo ‘Grazie sai che proprio ieri ne parlavo con zio?’ Poi ripensandoci in macchina disse tra sé: ‘Ma Nico come faceva a sapere che noi parlavamo di Maria? Non poteva saperlo perché stiamo in due case distanti e separate’. Quindi non poteva assolutamente aver sentito la conversazione. Ogni volta che raccontiamo questo episodio riusciamo a leggere il bellissimo messaggio che in quel caso ci ha lasciato“.

 

Don Marco: ”Nicolas ha sentito dentro di sé questa realtà che la Madonna non era morta”

 

Matteo: ”Perché una voce gli aveva detto: dì a tua zia che la Madonna non è morta!” 

 

Don Marco: “L’ispirazione dello Spirito Santo!”

 

Matteo: “Nicolas ha avvicinato tante persone alla fede ad esempio uno zio di Serena che non sapeva neanche dove stava la porta della Chiesa e poi Aldo, che ora spesso viene alle giornate di preghiera ed anche la moglie di mio fratello. Nicolas anche non volendo ha dato il via a tante conversioni.”

 

Don Marco: “Abbiamo un breve video: qui Matteo chiede a Nico dove è Debora e lui risponde: ‘Debora è in Cielo’ e dice anche che lui la vedeva“.

 

Matteo: “All’inizio non ci abbiamo pensato però poi abbiamo cominciato a registrarlo, all’inizio non ci rendevamo conto di quello che era Nicolas perché eravamo presi dalla sua malattia, poi man mano ci siamo accorti e cercavamo di registrare più cose possibili. Spesso però accadeva che se noi gli facevamo una domanda lui non rispondeva”

 

Serena: “Anzi tante volte ci diceva: ‘No, a me dispiace ma troppe cose non ve le posso dire’. 

 

Matteo: “Una volta eravamo all’ospedale, stava facendo le terapie, mi ha chiamato e mi ha detto: ‘Babbo, vieni qui, ti devo dire una cosa : babbo quando Gesù mi chiama io voglio andare con Lui perché lassù si sta solo bene, non è come quaggiù che si sta male’ e io gli ho detto: Nicolas quando ti chiama vai con Gesù. Se gli dicevo di rimanere qui magari rimaneva qui a soffrire ancora, più di quello che ha già sofferto. Anche perché l’ultimo periodo abbiamo fatto sette mesi di ospedale continuativi e lui non parlava, non si muoveva più, né braccia, né gambe, vedeva solo da un occhio e sentiva da un orecchio. Comunque noi facevamo la nostra vita normale e anche gli ultimi giorni io gli ho detto: Dai Nicolas, tra poco torniamo a casa e in quei momenti lì lui riusciva a sorridere. Anche con le barzellette, qualsiasi cosa, lui rideva sempre come non avesse niente e Comunque lui guardava sempre al Cielo, sempre in alto. Tante volte non era vicino a noi“.

 

Serena: “Noi lo vedevamo sempre con lo sguardo verso il Cielo, spesso, soprattutto quando si pregava. Sempre con lo sguardo in su”. 

 

Don Marco: “Perché lui vedeva…”

 

Matteo: “Una volta Nicolas disse a Serena: ‘Mamma io voglio essere il bambino delle guarigioni!’ 

 

Don Marco: “Se ho ben capito il grande cambiamento è avvenuto dopo la Prima Comunione e Cresima e da lì si è aperto il mondo del Cielo ancora più fortemente che in precedenza: ha cominciato a vedere e sentire le persone, le anime sante dell’aldilà. Nicolas al suo corpo non ci pensava, mi ricordo quando io venivo a pregare per lui, per la sua guarigione, quando cercando di coinvolgerlo, gli chiedevo: Nicolas vuoi guarire? Chiedi anche tu a Gesù che ti guarisca! Ma a lui non gliene importava niente. Per lui la malattia non era un problema e non se ne occupava. Lui pensava al Cielo.”

 

Serena: “Perché lui amava tanto Maria”

 

Matteo: “Lui diceva: ‘Io la amo tanto la Madonna, le do io baci, le voglio tanto bene’. Un’altra volta ha detto a Serena: ’Mamma lo sai che Gesù è simpatico e carino? Lì per lì Serena c’è rimasta male”

 

Serena: “Era una cosa che io non mi aspettavo proprio e lui se ne era accorto che c’ero rimasta male allora mi ha dato una carezza e dopo mi ha detto: ‘Mamma, ma lo sai che scherzo..’ e invece lui l’aveva detto per me.”

 

Matteo: “Serena era più presente di me e una volta l’ha fatto pregare mettendogli l’olio benedetto”

 

Serena: “Sì, avevamo un olio benedetto, e io sempre glielo mettevo sul braccino, sulla gambina e lui un giorno me l’ha preso e m’ha detto: ’ No mamma a me’ e con quell’olio ha cominciato a benedire un quadro che io ho in camera di Maria, l’ha guardato con quest’aria d’amore…lo guardava sempre con gli occhi innamorati…Noi sapendo che aveva questo amore per il Cielo anche se con tanta amarezza però l’abbiamo lasciato libero…”

 

Don Marco: “Io non so se qualcuno si illude di poter vivere per l’eternità, non esiste questa cosa, prima o poi ci dobbiamo andare tutti in Cielo. Nicolas ci è andato prima degli altri, della media comune degli anni, però lui sapeva già che in Cielo si sta meglio che qui. Noi siamo ingenuamente attaccati a questa vita di sofferenza, in Paradiso invece non c’è nessuna sofferenza, niente più lacrime, niente malattie, niente morte e il diavolo sta lontanissimo. Prima o dopo cosa conta? Quando muore un bambino piccolo e non una persona adulta diciamo ch vissuto pochi anni ma ha raggiunto un livello di spiritualità che qui dentro, in questa sala, non ha nessuno”.

e Dio è ingiusto, lo accusiamo di prendere i buoni e di lasciare qui i cattivi. Dio invece li lascia per ‘scoticarsi’ i peccati, perché non vadano all’inferno. Dio ha altre vie, Nicolas ha

Matteo: “All’inizio della malattia i medici, che vanno per statistiche, davano a Nicolas massimo 3 mesi di vita. Invece Nicolas è vissuto da novembre 2012 a marzo 2014. Faceva la comunione tutti i giorni e ogni volta che veniva il sacerdote a portargli la comunione Nicolas cominciava a sorridere di gioia e questo mi ha fatto venire in mente un altro fatto: una volta dopo la messa lui aveva preso l’ostia non consacrata, ma aveva voluto quella grande e un volta in macchina era seduto dietro, ha tirato fuori l’ostia e ha detto: ’Babbo questo è il corpo di Cristo che salverà il mondo! Lui aveva 5 anni, io non le so dire neanche adesso queste cose. 

 

Don Marco: “La storia di Nicolas è una grande scuola di vita. Dio ha risposto alle nostre preghiere per la guarigione, dando un tempo di vita più lungo di quello che avevano predetto i medici. Poi, a un certo punto, ha detto basta. Gesù è morto giovane, se noi siamo qui e siamo liberi dal peccato e possiamo sconfiggere il maligno è perché Lui ha vinto il male con la croce. Il corpo di Nicolas si stava spegnendo, l’anima era in contemplazione costante del Cielo. Questo è l’amore sofferto della croce, dare la vita per il bene di tutti. Quando Nicolas ha detto che sarebbe stato il bambino delle guarigioni non l’ha detto a caso, l’ha detto perché lo sentiva. E stasera pregheremo con il suo aiuto. Per me è stata una sofferenza grande scoprire che la via della guarigione non è la sola via percorribile per noi uomini. Vedere tanti bambini soffrire e morire piuttosto che guarire non è una cosa facilmente accettabile però Dio sa qual è il vero bene di ogni persona. Tu vai a rubare il Cielo a Nicolas? Se l’avessimo costretto a stare qui con la guarigione gli avremmo fatto un danno. Io sono convinto che quando andremo in Cielo guarderemo Nicolas dal basso in alto perché Lui si è sacrificato per amore, noi non siamo in grado di fare quello che ha fatto lui. Noi invece abbiamo paura e più paura di soffrire che di morire. San Paolo ci dice in Ebrei 2,15 che il diavolo ci tiene in suo potere con la paura della morte e che Cristo risuscitando dai morti ha spezzato questa paura. Oggi noi attraverso la vostra testimonianza beneficiamo della storia di Nicolas e voi, mamma e papà, portate avanti la missione di far conoscere Nicolas. Ribadisco che la guarigione fisica per le anime elette come Nicolas è una disgrazia: essa ti darebbe pochi anni di vita terrena ritardando quello che hai già raggiunto: la guarigione spirituale”.